La TARSU non può essere unica per tutte le unità immobiliari.

Sentenza 2

La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nell’ordinanza pubblicata in data 13 settembre 2017 ha dato ragione al Comune di Bari confermando la legittimità della sentenza della Commissione Tributaria Regionale nella quale si rilevava che il “tributo TARSU non può essere unico per tutte le unità immobiliari occupate, ma deve tener conto del tipo di attività esercitata, essendo riconosciuto all’ente locale il potere-dovere di regolamentare il tributo distinguendo per categorie di aree e locali” ex art. 68 del d. Igs. n. 507 del 1993″.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso rilevando che  in ordine al presupposto TARSU, l’art. 62, comma 4, del d. Igs. n. 507 del 1993 dispone che “nelle unità immobiliari adibite a civile abitazione, in cui sia svolta un’attività economica o professionale, può essere stabilito dal regolamento che la tassa è dovuta in base alla tariffa prevista per la specifica attività ed è commisurata alla superficie a tal fine utilizzata”.

La norma concede, dunque, ai singoli enti impositori il potere discrezionale di determinare una speciale tariffa per le attività professionali ed economiche, escludendo l’applicazione della tariffa abitativa ordinaria per l’immobile occupato per lo svolgimento di siffatte attività.

Fonte: Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana

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