I RIFIUTI BRUCIANO FUORI DALLA “TERRA DEI FUOCHI”

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A gennaio il “Sole 24ore” pubblicava un articolo nel quale si contavano 260 incendi in tre anni negli impianti di gestione dei rifiuti e delle raccolte differenziate (Jacopo Giliberto 9 gennaio 2018). Il 4 maggio “Il Fatto Quotidiano” cita 149 “roghi” negli ultimi 11 mesi (Veronica Ulivieri).

E’ evidente che qualcosa sta accadendo. Non può essere un caso l’escalation di incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti registrata negli ultimi tempi. I roghi non sono localizzati al sud e nelle zone più arretrate nella raccolta differenziata, ma coinvolgono tutte le regioni. Il 40% sono stati registrati nell’Italia del Nord e solo il 10% riguardano le discariche.

La domanda che gli addetti al settore si pongono è se c’è una connessione, un disegno criminale, intorno alla diffusione degli incendi negli impianti di rifiuti. Ci si domanda se gli inquirenti di tutte le aree interessate dagli incendi hanno messo in rete i dati, le informazioni, le connessioni e gli interessi. Lo scopo è quello di sapere se quelle che non possono essere tante coincidenze, sono invece un tentativo di deviare la gestione dei rifiuti verso altri interessi non leciti che possono lucrare su un giro di oltre 10 miliardi di euro all’anno di costi (dato ISPRA Rapporto Rifiuti 2016 – 167,97 €/anno è il costo medio pro capite).

In questo contesto, a dir poco allarmante, vorremmo sapere se gli inquirenti italiani stanno indagando, da soli o in rete, oppure se dobbiamo restare con il dubbio che questi “incidenti” siano considerati di origine naturale ed inevitabile, scollegati da interessi criminali che stanno colpendo pesantemente il nostro paese.

 

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