Decreto RONCHI: i numeri di questi 20 anni

Il Decreto Ronchi ha avviato una rivoluzione nelle politiche di gestione dei rifiuti, anticipando con coraggio temi ancora oggi attuali e validi dal punto di vista strategico.

Ma il D.Lgs 22 del 1997 quali risultati ha prodotto in questi venti anni?

I numeri  sono stati presentati dallo stesso Ministro di allora, Edo Ronchi, in occasione del convegno sui venti anni del Decretoche si è svolto oggi nella Sala dell Lupa a Montecitorio.

Edo Ronchi 04La riforma Ronchi , a cui è stato dato unanimemente il nome del Ministro, non ha dato soltanto il nome alla riforma dei rifiuti, ma ha continuato a studiare il fenomeno e dare indirizzi alle generazioni successive di politici e addetti al settore che hanno trattato la materia attraverso la Fondazione per lo sviluppo sostenibile di cui è presidente.

I numeri dei rifiuti in questi 20 anni

Nel 1997 venivano smaltite in discarica 21,3 Mton di rifiuti urbani (80%), nel 2015, anche se i RU sono aumentati di quasi 3 Mton, ne sono stati smaltiti in discarica 7,8 Mton (26%).

La raccolta differenziata  è aumentata dal 9,4% del 1997 al 47,6% del 2015, passando da 2,5 Mton a 14 Mton.

Il recupero degli imballaggi è salito dal 33% del 1997 al 78,5% dell’immesso al consumo nel 2015.

Grazie al sistema CONAI è stato possibile superare con alcuni anni di anticipo l’obiettivo europeo del 65% di avviato al riciclo dei rifiuti di imballaggio immessi al consumo  (siamo al 67%).

Occupazione ed economia

Le imprese che fanno attività di gestione rifiuti sono 6.017 (in aumento del 10% rispetto al 2008) con circa 155.000 addetti con un aumento del 13% nonostante la recessione che ha colpito in questi anni l’Italia.

Di queste ben 5.644 sono imprese che fanno attività di recupero (intesa come recupero di materia dato che le imprese che fanno recupero di energia sono solo 63) con circa 128.000 addetti.

Le imprese di recupero rifiuti sono in aumento rispetto al 2008 del 12% e gli addetti del 19%. Quelle che fanno sono smaltimento di rifiuti sono solo 373.

Alle 6.017 imprese dedicate alla gestione dei rifiuti, andrebbero aggiunte anche altre 3.156 imprese, con altri 183.000 addetti, che gestiscono rifiuti come attività secondaria o che utilizzano il recupero di rifiuti nel proprio ciclo produttivo caratteristico (tipo cartiere, acciaierie, vetrerie, ecc.).

Delle 6.017 imprese che gestiscono solo rifiuti sono disponibili dati economico-finanziari  dei bilanci solo del 47% (2.805) che danno lavoro a 104.000 addetti (sul totale dei 155.000). Queste imprese producono un fatturato di 33,6 miliardi di euro.

Calcolando un fatturato medio per addetto di 323.000 euro, si potrebbe ipotizzare un fatturato totale del settore di circa 50 miliardi di euro.

Quali prospettive?

Con questi dati in Italia, quando si parla di Circular Economy, sappiamo di poter affrontare una prospettiva economica e industriale concreta e già avviata, basata su un consistente sistema di imprese di qualità.

Quindi, in attesa della Direttiva su questa materia, proposta dalla Commissione Europea e già in discussione al Parlamento Europeo, l’Italia si trova in prima fila forse più avanti di nazione come Germania, Austria e Danimarca.

I nuovi obiettivi indicati dalla Direttiva UE indicano al 2025 l’obiettivo di avvio al riciclo dei rifiuti di imballaggio del 65% (già superato) e del 75% al 2030.

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