ECOMONDO: lo stato di salute della green economy in Italia

La terza Relazione sullo Stato della Green Economy in Italia, presentata nella giornata inaugurale degli Stati generali della Green Economy, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy composto da 66 organizzazioni di imprese con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, il 7 novembre a Rimini all’interno di Ecomondo, aggiorna l’analisi delle tematiche strategiche della green economy: le emissioni di gas serra, l’efficienza e il risparmio energetico, le fonti rinnovabili, l’economia circolare, l’ecoinnovazione, l’agricoltura di qualità ecologica, il capitale naturale e la mobilità sostenibile.

ECONOMIA CIRCOLARE

Il pianeta rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 ha realizzato un profondo cambiamento: vent’anni fa finiva in discarica l’80% dei rifiuti urbani e la raccolta differenziata e il riciclo erano inesistenti; oggi in discarica va il 25% (alcune regioni come Lombardia e Friuli Venezia Giulia sono al 4% di smaltimento in discarica), la raccolta differenziata ha raggiunto nel 2016 il 52,5% e il riciclo è al 47,7%, con i nuovi criteri di calcolo del DM 26 maggio 2016. La gestione dei rifiuti conta 5.000 imprese che occupano 120.000 dipendenti e fatturano diverse decine di miliardi. La geografia della raccolta differenziata resta però molto variegata: in Trentino Alto Adige si è arrivati al 65% e la Sicilia è restata al 12,8% e tra le città si va dal 5% di Siracusa e Vibo Valentia, poco più di 20 kg di rifiuti urbani avviati a riciclo per ogni abitante, fino all’83% di Treviso.

RICERCA E SVILUPPO

La spesa pubblica in R&S ai fini ambientali è diminuita del 5,8% nel 2015 rispetto al 2014, a fronte di un aumento dell’8,7% nell’eurozona. Nella spesa in R&S per l’ambiente pro capite siamo quindi scesi al 10° posto in Europa, con 8,7 euro, a fronte di una media di 15,6 nell’eurozona. Buone performance invece per il labelling ambientale dove l’Italia con 351 licenze ecolabel è seconda solo alla Germania.

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