URGENTE DEFINIRE STANDARD DI QUALITÀ E MODALITÀ DI VERIFICA PER IL TRATTAMENTO DEI RAEE

RAEE

Con una interrogazione parlamentare è stato chiesto al Governo di definire con urgenza per legge gli standard di qualità che devono essere rispettati da tutti gli impianti di trattamento dei RAEE e le relative modalità di verifica: questo è indispensabile non solo dal punto di vista ambientale (per evitare che durante le operazioni di riciclo si disperdano nell’ambiente sostanze inquinanti), ma anche da quello economico, per scongiurare una concorrenza sleale da parte degli impianti meno virtuosi a quelli che adottano standard di qualità elevati.

All’interrogazione presentata dall’onorevole Manuela Gagliardi, componente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, il Governo nel question time di giovedì 14 ottobre 2021 ha risposto, ma, secondo l’interrogante non in modo  soddisfacente, imputando semplicemente la mancanza di norme minime per il trattamento dei RAEE nella normativa nazionale alla mancata emissione di linee guida europee.

Tuttavia, sebbene il D.Lgs. 49/2014 dica che il Decreto sulla qualità del trattamento deve essere redatto “…in conformità alle norme minime di qualità definite dalla Commissione europea”, è ormai certo che a distanza di quasi 10 anni dalla pubblicazione della Direttiva 2012/19/UE sui RAEE la Commissione Europea non pubblicherà alcuna norma minima di qualità. Di fronte a questa evidenza lo Stato italiano avrebbe potuto in questi anni (e potrebbe ora) agire come previsto dall’articolo 8, paragrafo 5, della stessa Direttiva 2012/19/UE, che recita“Ai fini della protezione ambientale, gli Stati membri possono stabilire norme minime di qualità per il trattamento dei RAEE raccolti”.

Allo stato attuale – in mancanza del Decreto previsto dall’art. 18 comma 4 del Decreto Legislativo 49/2014 – solo gli impianti che lavorano con i Consorzi dei Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche rispettano gli standard stabiliti in un accordo sottoscritto in modo volontario tra il Centro di Coordinamento RAEE (in rappresentanza dei Consorzi stessi) e le Associazioni dei riciclatori. Gli impianti che invece gestiscono i RAEE restando al di fuori del sistema dei Consorzi non sono tenuti a rispettare alcuno standard, e possono così avere costi operativi più bassi. L’assenza di una norma cogente, a cui tutti debbano sottostare, genera una concorrenza sleale, grazie alla quale gli impianti meno virtuosi riescono a intercettare quantità ingenti di RAEE, prossime al 50% del flusso totale.

Il Sistema RAEE italiano, costituito dai Consorzi e dai fornitori che per loro effettuano il trattamento dei RAEE, sta dando un concreto contributo alla transizione all’Economia Circolare: è però indispensabile che la normativa supporti questo Sistema, fornendo un quadro di riferimento adeguato e attivando i controlli necessari per assicurare che tutti coloro che hanno un’autorizzazione al trattamento di questi rifiuti adottino processi all’altezza dei più elevati standard di qualità.

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